Blog aperto- venerdì 11 novembre 2011-

Il cantastorie era colui che andava in giro a cantare “storie” per paesi e città, attività già nota dalla metà dell’800, egli di solito si fermava in una piazza, all’angolo di una strada, in un mercato, dove c’era tanta gente di passaggio e lì incominciava a cantare, a suonare, a esibire i suoi fogli e i suoi cartelloni e tutti si radunavano ad ascoltare e a guardare. Un po' come facciamo noi in rete, esibiamo i post e gira e rigira la voglia di raccontare viene fuori. Da piccola sognavo di fare la cantastorie,ero affascinata da questa figura e le loro storie che tanto bene raccontavano.
Blogspot ha realizato in parte questa mia fantasia di bambina, ma a quando vedo e leggo, la figura del cantastorie è solo cambiata, si è trasformata e qui in rete chi in un modo e chi in un altro, un po' tutti " cantiamo le nostre storie" Natale si accosta, con lui i ricordi e i volti amati ritornano e con loro un po' del nostro passato. Nell'attesa del Santo Natale ricorderemo e ci racconteremo. Questi racconti che ho radunato e messi insieme ve li dono con l'augurio di un Santo Natale! Perchè noi bloggers, siamo i moderni cantastorie.


venerdì 2 dicembre 2011

Natale

Natale nà vota era
de n'atra manera
ch'era bella chella sera
quando gliò ciocco c'arrescallava
quando nonno c'arrancontava
de Giuseppe e de Maria
camminenne pè la via.
C'accontentavamo tutti de poco
nà cica de pane abbruscato aglio foco
la cocozza, le mappe fritte
le pizzetelle i le ficosecche
se ci steva gliò capitone
era Natale da signore
i pè chi gli poteva accattà
ci steva nà cica de baccalà.
Non ci steva gliò pandoro co
glio zucchero pè cima
mamma ci deva gliò ciammellone
cotto aglio furno dè Carlina
cà cica dè cegnere ci steva
ma tutto era bono
chella sera.
Gliò spumante? I chi te gli deva?
Aiecco manco se conosceva
ci steva 'ncima aglio tavolino
sempre nò fiasco pino de vino.
Mò ci sta gl'albero colle pallette
cò gli fili i le lucette
allora ci stèva 'nò presepuccio
gli faceva Giacomuccio
'ncima alla chiesa de Santa Maria
cò Gesù, Giuseppe e Maria
l'erba musca i le casette, quattro cinco
statuette.
Cì steva nà cosa che mò pure
ci stà veneva l'otreca a sonà
quando gli utteri la sentevano
tutti appresso s'arreducevano
pe gliò covone e la macerola
pè gliò montone i pè Santa Nicola
andò ivi, ivi sentivi sunà
era Natale che steva arrivà.
I canti de mò sarao più begli
mà non sò fatti pè gli uttarelli.
Babbo Natale n'se conosceva
nisciuno sapeva
chi era
aspettavamo tutti zitti
la befana n'cima ai titti
che t'arriportava la gazzetta
cà bambola dè pezza
nù cavaluccio dè cartone
i tanta cegnere e carbone.
Che befana poverella
ma pè tutti ci steva nà
stella cà n'cima aglio
cielo brillava
e gliò core t'arrescallava.
Angelo Di Giorgio

Traduzione



Natale una volta era di un'altra
maniera
che era bella quella sera
quando il camino ci scaldava
quando nonno ci raccontava
la storia di Giuseppe e Maria
mentre camminavano per la via
Ci accontentavano tutti di poco
un po' di pane arrostito
al fuoco
la zucca, il cavolfiore fritto
le pizzette di polenta
e i fichi secchi.
Se c'era il capitone(anguilla grande)
era un Natale da signore
ma per chi non lo poteva
comprare c'era un pezzetto di baccalà.
Non c'era il pandoro con lo zucchero sopra
mamma ci dava il ciambellone
cotto al forno di Carlina
un po di cenere c'era
ma tutto era buono
quella sera.
Lo spumante e chi te lo dava?
Qui nemmeno si conosceva
c'era sempre sul tavolino un
fiasco pieno di vino.
Adesso c'è l'albero di Natale
con le palline i fili e le lucette
allora c'era solo un piccolo presepe
che lo faceva Giacomo(sacrestano)
sopra alla chiesa di Santa Maria
con Gesù, Giuseppe e Maria
il muschio le casette quattro cinque statuette.
C'era una cosa che c'è anche adesso
venivano i zampognari
a suonare
quando i bambini li sentivano
gli correvano tutti dietro
per le strade del paese.
I canti di adesso saranno più belli
ma non sono adatti ai bambini piccoli.
Babbo Natale non si conosceva
e nessuno sapeva chi era
aspettavamo tutti zitti zitti
la befana sopra ai tetti
che ci riempiva una calza
una bambola di pezza
un cavaluccio di cartone
e tanta cenere e carbone.
Che befana poverella
ma per tutti c'era una stella
che sopra al cielo brillava
e il cuore ti riscaldava.
Angelo Di Giorgio

3 commenti:

rosy ha detto...

Cara zicin, mentre leggevo i versi di questa poesia che hai postato, mi passavano davanti agli occhi ricordi di bambina.
Non c'era quello che c'è oggi ma avevamo la semplicità che tanto ci aiutava, e in semplicità si accetteva con umiltà anche il niente che la povertà ci regalava...ma in quel niente si era uniti.

Oggi c'è tutto ma l'unione di una volta è sparita.
A volte ho l'impressione, ma no- ho la certezza che la povertà materiale ci dava una grande ricchezza,
l'amore che ci univa allo stesso destino e non c'era solitudine.

Bacione ciao

Lara ha detto...

Un mondo finito, ma quanto riscalda ancora il solo ricordarlo!
Ciao Zicin,
Lara

chicchina ha detto...

Un tuffo in un passato neanche tanto lontano,ma sembrano già secoli,per chi non li ha vissuti quei nostri tempi.Il muschio,le statuine di gesso,le nocciole come regalo ambito e ci giocavamo pure,prima di mangiarle..
grazie a Zicin per questi versi ed a Rosy, sempre bravissima.

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