Blog aperto- venerdì 11 novembre 2011-

Il cantastorie era colui che andava in giro a cantare “storie” per paesi e città, attività già nota dalla metà dell’800, egli di solito si fermava in una piazza, all’angolo di una strada, in un mercato, dove c’era tanta gente di passaggio e lì incominciava a cantare, a suonare, a esibire i suoi fogli e i suoi cartelloni e tutti si radunavano ad ascoltare e a guardare. Un po' come facciamo noi in rete, esibiamo i post e gira e rigira la voglia di raccontare viene fuori. Da piccola sognavo di fare la cantastorie,ero affascinata da questa figura e le loro storie che tanto bene raccontavano.
Blogspot ha realizato in parte questa mia fantasia di bambina, ma a quando vedo e leggo, la figura del cantastorie è solo cambiata, si è trasformata e qui in rete chi in un modo e chi in un altro, un po' tutti " cantiamo le nostre storie" Natale si accosta, con lui i ricordi e i volti amati ritornano e con loro un po' del nostro passato. Nell'attesa del Santo Natale ricorderemo e ci racconteremo. Questi racconti che ho radunato e messi insieme ve li dono con l'augurio di un Santo Natale! Perchè noi bloggers, siamo i moderni cantastorie.


martedì 17 aprile 2012

Il principe azzurro.

E’ uno dei temi del corso unitrè
Ho rimandato di qualche settimana l’argomento poichè ritenevo di non avere nulla da scrivere a riguardo.
Ma uno di quei famosi cassettini della memoria si è prepotentemente aperto e mi ha ricordato che non solo un principe azzurro lo avevo sognato ma era esistito nella realtà dei miei undici o dodici anni.



Mi rivedo ancora in quella terza navata a sinistra della chiesa parrocchiale dove la nostra “scuola cantorum”, della quale facevo parte, si riuniva attorno all’armonium per cantare gli inni del caso e negli intervalli di canto il mio sguardo era rivolto verso la terza navata in fondo a destra da dove due occhi mi guardavano al di sopra delle teste che riempivano la chiesa.
Tutte le domeniche i miei sguardi si incontravano con i suoi e quanto soffrivo se qualche volta non li trovavo.
Bello, il vero principe dei miei sogni.
Quando uscivo dalla chiesa, con la
mia amica del cuore, lo trovavo all’uscita e ancora lo incontravo nelle passeggiate per il paese. Ma neppure alla mia amica permettevo si avvedesse di quegli sguardi nè con lei ne avrei mai parlato, avvicinarsi non era neppure pensabile, il paese intero avrebbe mormorato e ne sarei morta di vergogna.
Quegli aguardi innocenti potevano provocare uno scandalo.
Un giorno, uscendo dalla chiesa per una funzione pomeridiana, da una casa vicina, sentimmo arrivare della musica e una ragazzina come noi ci invitò ad entrare. Io e la mia amica, quasi furtivamente, ci infilammo in quella porta ed in una stanza con le finestre accuratamente chiuse verso la strada, vi erano persone che ballavano.
Il mio principe era tra loro e il mio cuore sussultò dalla gioia quando mi si avvicinò per invitarmi a ballare.
Il primo e forse ultimo ballo della mia vita.
Non sapevo ballare e glielo dissi: non preoccuparti, ti insegno io e felice tra le sue braccia ascoltavo il suo dirmi- due passi a destra, un passo a sinistra forse era così che diceva, ma tutto quello che ancora ricordo è che si trattava di un tango e che volavo tra le sue braccia.
Avevo i capelli lunghi con la riga da una parte così che per metà essi scendevano sul viso coprendomi in parte la fronte e lui per farmi un complimento mi disse: sei pettinata alla Veronica Lake. Non vi erano sale cinematografe in paese ma sapevo che la nominata era un’attrice.
Era la prima ed unica volta che l’ho visto da vicino e il mio principe aveva i capelli ricci e neri (non era biondo come nella tradizione) ma aveva gli occhi azzurri.
Avrei voluto che quel pomeriggio non finisse mai, ma come nelle fiabe, prima dell’imbrunire, abbandonammo frettolosamente quella casa per tornare a casa in tempo da non perdere la fiducia che i nostri genitori ci accordavano.
Neppure in quel caso confidai il mio segreto all’amica, tornai a casa a fantasticare e mi ricordai un episodio accaduto in seconda elementare quando lo stesso ragazzino fu punito dall’insegnante per aver lanciato un biglietto sul mio banco e denunciato dalla bimba che mi sedeva accanto.
Sognavo di incontrarlo ancora e questo avveniva spesso essendo il paese piccolo, ma il nostro era sempre un incrociarsi di sguardi innocenti.
Sembra che questi sguardi siano stati notati da altri che non li hanno giudicati tanto innocenti se un giorno la mia amica del cuore addusse un pretesto per non uscire insieme.
Siccome anche lei pativa questa nostra separazione, sedute su uno scalino, sempre all’ombra di questa chiesa mi confidò: “Mammà non vuole che esca con te perchè ha saputo che tu vedi Mario” (era questo il nome del ragazzo).
Non era vero ma quel gioco di sguardi era diventato uno scandalo di dominio pubblico.
Mi cadde il mondo addosso, la pregai di riferire a sua madre che non era vero niente e che mai ne avrebbe fatto parola con mia madre poichè me ne sarei vergognata. Poi lei che era sempre con me, sapeva che l’unica volta che ci eravamo avvicinati era stato a quel ballo in cui c’era anche lei e del quale nessuna di noi poteva riferire.
Soffrii la mia prima pena d’amore, ma il terrore di essere giudicata male mi impedì di continuare a ricambiare quegli sguardi ed evitare di girarmi in chiesa verso quella navata in fondo.
Passato pochi anni, il mio principe si trasferì a Roma per i suoi studi, io a Torino così, le nostre strade presero direzioni diverse e non ci incontrammo più.
Aprendo oggi quel cassettino ho provato una tenerezza infinita per quella innocente prima inconsapevole pena d’amore.

Maria Dulbecco

Grazie Maria,  che mi hai dato il permesso di pubblicare il tuo racconto.
Rosy

11 commenti:

chicchina ha detto...

Un racconto che ha la freschezza e l'ingenuità dei giovani anni.Ma conserva ancora un ricordo nostalgico e quasi struggene per un amore che poteva essere ma non è stato:la incapacità degli adulti a vedere il bello dove c'è,riesce a compromettere anche sentimenti puliti e freschi.
Complimenti all'autrice e grazie a te Rosy,che sai trovare delle preziosità.

Maria Mastrocola Dulbecco ha detto...

Grazie a Chicchina per il gradito commento. Non credo che volontariamente volessi trasmettere struggente nostalgia. Forse inconsapevolmente ho trasmesso questo sentimento che non mi appartiene. Grazioe di avermelo fatto notare...scrivendo, a volte, esprimiamo pensieri nascosti anche a noi stessi. Un caro saluto ed un sorriso Maria

rosy ha detto...

Cara Maria, tutte le cose belle spuntano dal nostro intimo, incosapevolmente, spontanee come i fiori che ammantano i bei prati verdi in primavera.
Un racconto il tuo delicato,come solo un cuore di bambina può esserlo.
Grazie ancora
Un abbraccio.

riri ha detto...

Un racconto dolce e delizioso, proprio come l'età e l'innocenza che lo hanno visto protagonista..La gente ha la mentalità ristretta, soprattutto accadeva anni fa, nei piccoli quartieri, quasi paesi, ci voleva poco a mettere in giro cattiverie che spoetizzavano qualcosa di così bello. Un grazie alla protagonista ed alla mia cara Rosellina che lo ha pubblicato.

Ricette di Mondo ha detto...

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Ciao e a presto

L'Atelier de Julia ha detto...

Ciao,sono del blog "L'atelier de Julia"

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Faccio tante creazioni di bigiotteria creata interamente a mano...Mi sono aggiunta ai tuoi lettori fissi perchè il tuo blog è molto interessante e quindi voglio continuare a seguirti...
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Ciao e a presto

Vania ha detto...

Che bel racconto.... E' fresco e tenerissimo. Grazie di averlo condiviso con noi.
A presto.

Costantino ha detto...

E'un racconto tenero di un amore di quelli che,inespressi,sopravvivono alle rughe degli anni.
Sarà diventato anche principe grigio,ma la lontananza lo mantiene per sempre principe azzurro.

Evanir ha detto...

A amizade é a doce canção da vida é a poesia da eternidade.
O Amigo é a outra metade da gente.
O lado claro e melhor.
Sempre que encontramos um amigo, encontramos um pouco mais de nós mesmos.
O Amigo revela, desvenda, conforta.
É uma porta sempre aberta em qualquer situação.
Um lindo e abençoado final de semana .
Um Domingo na paz e na luz..
Beijos no coração com carinho.
Evanir..

rosy ha detto...

Ho tradotto le belle parole di Evanir

L'amicizia è il dolce canto della vita è la poesia di eternità.
L'amico è l'altra metà del popolo.
Il lato chiaro e migliore.
Ogni volta che troviamo un amico, trova un po 'più di noi stessi.
L'amico svela, rivela, comfort.
È sempre una porta aperta in qualsiasi situazione.
Un fine settimana bello e beato.
Una Domenica di pace e di luce ..
Amore nel cuore con l'amore.
Evanir ..

Risposta

Graças Evanir muito doce e fiel às suas palavras, saúdo a contadores de histórias, onde irá encontrar muitos bons amigos e obrigado boa semana. Olá
Rosy

❝♬La Creatività di Anna ♪ Anna♮s Creative Style♬®❞ ha detto...

bellissimo racconto, da leggere tutto di un fiato, come ho fatto del resto^_^
sono una tua nuova sostenitrice, se ti va passa a trovarmi e clicca su segui questo sito cosi nn ci perde di vista nella vasta rete dei blogger^^

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