Zicin racconta...
Quando ho cominciato a frequentare la prima elementare… si usavano i quaderni con la copertina nera dove… in alto… al centro troneggiava una bella etichetta bianca... in cui si scriveva nome e cognome… uno a righe ed un altro a quadretti… non come adesso che ce n’è uno per ogni materia.
A quei tempi… c’era il calamaio, inserito nel banco che era un blocco costituito da un sedile ed uno scrittoio ribaltabile… per inserire libri e quaderni… dicevo c’era calamaio e penna con pennino.
Sempre quell’anno avrò avuto una ventina di maestra… due o tre al mese.
Io ero una bimbetta molto esile e soprattutto molto timida… in quel banco scomparivo e facevo fatica ad arrivare allo scrittoio.
C’è da dire che ero molto studiosa e molto scrupolosa…. mi piaceva fare bene e ci tenevo molto… anzi moltissimo… anche perché c’era da conquistare di continuo la maestra che cambiava di continuo.
Lì... in classe… eravamo una folla… non so bene… ma credo una quarantina... perlomeno così mi pareva.
La maestra di turno scriveva alla lavagna una consonante o una sillaba e noi dovevamo ripeterla per due o tre pagine.
Io cominciavo subito e mi mettevo con la massima concentrazione a scrivere… stavo attenta a intingere senza scendere troppo nel calamaio poi scrollavo piano piano per non sporcare il mio e l’altrui grembiule che per fortuna era nero e procedevo nel mio lavoro.
Non badavo a nessuno perchè volevo un quaderno in ordine ed una grafia bella.
Beh… ogni volta… immancabilmente.. arrivata alla fine delle due o tre pagine... improvvisamente si spuntava il pennino e l’inchiostro dilagava e le mie lacrime contribuivano ad allargare la macchia che prendeva ogni volta una forma diversa.
Quell’anno per me fu un incubo… ero ossessionata dal pennino che si spuntava di continuo…
I miei quaderni avevano tutti una sorta di timbro… ogni tre o quattro pagine una macchia
Per fortuna l’anno dopo abbiamo tutti usato la biro e scrivere era facile e divertente e soprattutto.. nei miei quaderni... i timbri non c’erano più… la maestra è stata la stessa per tutto l’anno e, incredibile, sapeva i tutti i nostri nomi... perfino il mio


