Blog aperto- venerdì 11 novembre 2011-

Il cantastorie era colui che andava in giro a cantare “storie” per paesi e città, attività già nota dalla metà dell’800, egli di solito si fermava in una piazza, all’angolo di una strada, in un mercato, dove c’era tanta gente di passaggio e lì incominciava a cantare, a suonare, a esibire i suoi fogli e i suoi cartelloni e tutti si radunavano ad ascoltare e a guardare. Un po' come facciamo noi in rete, esibiamo i post e gira e rigira la voglia di raccontare viene fuori. Da piccola sognavo di fare la cantastorie,ero affascinata da questa figura e le loro storie che tanto bene raccontavano.
Blogspot ha realizato in parte questa mia fantasia di bambina, ma a quando vedo e leggo, la figura del cantastorie è solo cambiata, si è trasformata e qui in rete chi in un modo e chi in un altro, un po' tutti " cantiamo le nostre storie" Natale si accosta, con lui i ricordi e i volti amati ritornano e con loro un po' del nostro passato. Nell'attesa del Santo Natale ricorderemo e ci racconteremo. Questi racconti che ho radunato e messi insieme ve li dono con l'augurio di un Santo Natale! Perchè noi bloggers, siamo i moderni cantastorie.


Visualizzazione post con etichetta Rosy racconta. Mostra tutti i post
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giovedì 26 gennaio 2012

Rosy racconta

Il mio piccolo mondo Antico.

Questo è solo un quadratino del cortile dove abitava
 la mia nonna. In questo spazio correvo felice,
come solo una bambina può esserlo
 con tutti i pro e contri vissuti all'epoca.
C'era una volta, un piccolo mondo antico, dove c'era un cortile e  nel quale abitava la mia nonna materna. Ma più che un cortile sembrava un quartier generale.
Non ho mai saputo il numero esatto di quanta gente ci abitasse, so solo che tanti erano i volti e le storie che si svolgevano in questo grandissimo spazio. Qui dentro la gente nasceva, viveva e moriva.
Tutte erano comare e comarelle, tra loro non c'erano segreti,
anzi, dolori e gioie erano condivisi da tutti e
tutto era semplice, talmente semplice che è difficile da credere.



 In questo cortile si alternavano  i colori delle stagioni.. i colori della terra. Il colore della canapa, del grano, dei pomodori, dei fagioli ecc...lavoro e allegria facevano da cornice alla vita di tutti i giorni, tra gli animali da cortile, i cavalli, le mucche, i bambini ogni giorno qui dentro era una fiera. Le porte di casa erano tutte aperte e nessuno toccava nulla.
Se qualcuno stava a letto con la febbre tutti davano una mano, se l'ammalata era poi una mamma, poteva stare tranquilla, che una marea di gente avrebbe provveduto a lei e ai suoi figli. Forno di campagna e lavatoio erano beni comuni che si usavano a turno e non c'era pericolo che tra loro si litigasse, anzi anche qui si davano tutti una mano.
Chi faceva il pane quando finiva  dava una voce in cortile...il forno è caldo chi deve infornare  le pizze si sbrigasse e tutte avevano  il loro bel ruoto di pizza pronto e correvano allegramente verso il forno. Preparavano anche per chi
 quel giorno faceva il bucato.

 Il bucato durava tutta una giornata se si era fortunate.
 All'epoca mica si lavava tutti i giorni come oggi.
Per noi bambini era una gioia condividere con i grandi questi momenti e ci divertivamo un sacco, tra il pane caldo  con sopra l'olio, l'odore delle pizze sono ricordi di un piccolo mondo antico. Mentre scrivo sulla tastiera vedo i tanti volti che riempivano questo mondo con le loro risate e con la loro giosità  e disponibilità.
Noi ragazzi giocavamo rincorrendoci, tra questi corridoi di lenzuole stese che profumavano di pulito i grandi strillavano minacciandoci...se non la smettete niente pizza e pane caldo.

 Nel freddo inverno lo scenario di questo cortile cambiava, i colori sparivano, ogni porta si chiudeva e dietro ad ogni porta chiusa sempre si ricamava un corredo, perchè sempre nel maggio prossimo c'erano ragazze che si sarebbero sposate.
 All'epoca, il corredo era importante, la qualità doveva essere buona, anche perchè doveva durare tutta la vita. La parola usa e getta, appartiene all'epoca del consumismo.
Le nonne con le vicine di casa nel lungo e freddo inverno sedevano accanto al fuoco del focolare e raccontavano di tutto e di più e noi bambini ascoltavamo, ogni tanto, se stavamo buoni ci davano delle patate  cotte sotto la cenere del caminetto o una fetta di pane con l'olio e sopra una spolveratina di  zucchero e molte volte questa era la cena se si era fortunati. In questa stagione non soltanto il cortile dove abitava la nonna andava in letargo, ma tutto il paese, per la semplice ragione che in questo paesino quasi tutti vivevano di agricoltura e quando la terra riposa anche il contadino riposa, anche se si parlava sempre della prossima semina. Come ogni teatro alla fine della sua rappresentazione tira giù il sipario, anche nel cortile di mia nonna l'inverno abbassava il suo,  dietro al quale, riposavano  terra, uomini e animali.

  Arrivava settembre e  dovevo rientrare in collegio, le vacanze estive per me  erano finite, che tristezza.
Conservavo caramente tutto quello che i miei occhi di bambina avevano visto sotto il sole dell'estate e di sera nel mio lettino da sola mi raccontavo la favola dell' unico mondo che conoscevo,  e mi addormentavo in compagnia del grano, dei pomodori, della canapa, del profumo di bucato, del pane e delle pizze, profumi antichi che ancora oggi mi accarezzano il cuore. Nel frattempo, tra profumi e ricordi contavo i giorni che mi separavano dalle vacanze Natalizie
Unico comandante di questo meraviglioso quartier generale, era il cuore e il cuore non è mai analfabeta, lui  conosce solo cinque lettere .A-M-O-R-E.  Non è molto difficile impararle, credetemi, ma bisogna crederci e metterle soprattuto in pratica, poi, il resto viene da se...
Ma molto spesso questa parola viene fraintesa forse per la sua semplicità.? Non lo so, so solo che ogni epoca ha il suo linguaggio e molto spesso, sempre abbandoniamo i vecchi,  dimenticando che sono questi che ci hanno formato ma in questa formazione qualcosa abbiamo perso.Si dice che la vita va avanti e noi con lei ma i nostri ricordi camminano con noi e noi li cantiamo.
Rosy

lunedì 9 gennaio 2012

rosy racconta

Come eravamo quanto compravamo col libretto.

A voi che andate nei centri commerciali e negli ipermercati sembrerà ridicolo ma io ricordo che quando ero bambina ogni famiglia povera si presentava dal salumiere o dal pizzicagnolo con un libretto. La magra spesa che il capo famiglia o un suo incaricato faceva e non poteva essere pagata subito, (non c’erano soldi), ma veniva registrata in duplice copia sul libretto, uno per ogni famiglia e uno per ciascun commerciante. Un paio di volte all’anno si faceva la somma e si pagava il debito accumulato. Se non si poteva pagare, spesso il negoziante smetteva di fornire merce ed erano guai: i commercianti, nonostante tutto, era una categoria potente e benestante.Stiamo purtroppo ritornando ai vecchi tempi, anche ai centri commerciali si fa la spesa e si paga alla fine del mese, invece del famoso libretto che io ricordo tanto bene, oggi, si usano le varie carte e tutte hanno un nome diverso,ma il risultato non cambia.
La miseria sta entrando di nuovo in ogni famiglia, e questo mi spaventa, per i giovani
Un popolo che dimentica il passato, non potrà mai sperare in un futuro migliore
Amato postino che sapeva vita, morte e miracoli di tutti, pochi sapevano leggere all'epoca e lui, di solito leggeva anche le lettere che consegnava..Che bella figura che era.

Paesi solitari dove ogni vita nasceva e cresceva tra vicoli e vicoletti anonimi i quali  rendevano anonima ogni vita. Ora so che invece nessuna vita è dimenticata e nè anonima..da loro siamo nati noi.


L'arrotino


Il gelataio, la gioia dei bambini e anche dei grandi. Non sempre era possibile comprarlo direi e senza ombra di dubbio che poche erano le volte che lo si poteva comprare.Il gelato era un superfluo che andava conquistato, facendo i bravi.
ma anche quando si era bravi c'era sempre qualche problema a comprarlo.
Lo spazzacamino.

La serenata.


Il ciabattino.
Il mio nonno materno era ciabattino, lo ricordo seduto sempre dietro a uno scannetto come questo nell'immagine. Era un uomo mite e di poche parole..ma aveva un solo difetto..ogni volta che lavorava e una puntina   detta in gergo  (semenzella) andava storta..bestemmiava tutto il calendario.


Le famiglie del mio paese, somigliavano molto a questa immagine. Donne che hanno lavorato accanto agli uomini zappando come i loro uomini, senza mai perdere la loro dignità e femminilità.



La sartina
Altro punto di incontro con il paese erano le sartine,anche loro come i postini, sapevano un po'  i fatti di tutto il paese.Inoltre,  era anche un buon partito e di solito si sposava col sarto del paese e poi vivevano per tutta la vita insieme in una stanza a cucire sempre.



E' sera.
Gli uomini di solito di sera andavano in cantina, le donne si riunivano per quattro chiacchere intorno all'antica TV... Tutti insieme vecchi, giovani e ragazzi e qui  intorno  al camino ho ascoltato racconti e fatti antichi vissuti da loro e dai loro genitori. Racconti  che custodisco da sempre nel mio cuore.Questo era per me il momento più bello, ascoltare le storie dei grandi,  per poi sognarle e fantasticare a letto in'attesa di Morfeo. 

(I ricordi sono come grappoli d'uva tra  chicchi maturi e dolcissimi si nasconde sempre il chicco acerbo. Tra bozze e post pubblicati  la bacheca mi dice che siamo  arrivati a 86 storie e 86 era il mio numero in collegio,  appiccicato, ovunque, quell'86. Ancora lo odio. Forse vivrò fino a 86 anni;))? Se così fosse mi accontento.

giovedì 22 dicembre 2011

Rosy racconta

Nella mia famiglia, la povertà regnava sovrana. Mancava sempre tutto. Un giorno arrivò da noi il bibigas. Mia madre quella mattina comprò un sacco di roba. Un signore si presentò a casa nostra in tuta blu, montò il bibigas e dava spiegazioni come si accendeva e si spegneva. La prima cosa che fu messa sul bibigas, fu la macchinetta del caffè in un attimo si sparse per la casa un bel profumo di caffè che offrimmo al signore in tuta blu. Quel giorno si cucinò e si mangiò. Non ricordo che età avevo, ma ricordo perfettamente che pensai...adesso si mangerà tutti i giorni. Prima del bibigas, si cucinava con i carboni e questi mancavano sempre, perchè sempre mancavano i soldi per comprarli Cosi, il primo piatto da noi diventava l'ultimo, ma proprio l'ultimo. ll mio pensiero risultò sbagliato. Il bibigas non risolse nessun problema anzi ne creò altri Succedeva che se c'era la bambola, mancava la pasta, se c'era la pasta finiva la bombola e non c'erano i soldi per comprarla. Il massimo era che quando c'erano queste due cose mancavano i cerini e sempre per la stessa ragione non si potevano comprare... cosi mia madre mi metteva fuori la porta e mi diceva di avvertirla se vedevo un uomo. Già sapevo, quello che
avrebbe fatto. Sarebbe uscita, l'avrebbe aspettato e come il povero uomo si avvicinava  con un bel sorriso avrebbe detto buongiorno! per poi immediatamente chiedere...avete un cerino? Certo ! il povero uomo prontamente ma ignaro offriva a mia madre tutta la scatola dicendo..prendete voi...mia madre, buon'anima con una faccia tosta gli svuotava mezza scatola e rientrando ci raccomandava di non usare i cerini. Li metteva nella credenza dentro un bicchiere,  ben cautelati.

martedì 20 dicembre 2011

Rosy racconta

Forse avevo 33 anni, perchè Luca, l'ultimo figlio ancora non era nato. Luca è arrivato che ne avevo  35 con dodici anni di distanza dall'ultima gravidanza.
Per un periodo di tempo abbastanza lungo  il mio problema in quel periodo, (oltre a tanti altri) era l'bascyur del mio comodino.
Mi piaceva leggere a letto,(come tutti) mentre mio marito faceva il suo cruciverba..io leggevo il libro di turno.
Succedeva spesso che la sera accendevo l'abasciur e la lampadina  la trovavo sempre fulminata, quella di Angelo non si fulminava mai.

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